Vite per la vita anche in pandemia. I volontari del Nucleo Operativo di Protezione Civile raccontano

Vite per la vita anche in pandemia. I volontari del Nucleo Operativo di Protezione Civile raccontano

Vite per la vita: il libro di Massimo Pieraccini da leggere tutto d’un fiato; le esperienze dei volontari salvavita in epoca pandemica.

 Firenze, Biblioteca delle Oblate

Sono intervenuti: Alessia Bettini, Vicesindaca del Comune di Firenze, Eugenio Giani, Presidente della Regione Toscana, Nicoletta Sacchi, Direttore di IBMDR, Elisabetta Rogai, pittrice, Modera Nadia Fondelli, giornalista

L’iniziativa è a cura di Edizioni Tassinari Firenze e Nucleo Operativo di Protezione Civile.

Racconta Nadia Fondelli, volontaria Nopc.

Tre anni fa l’Italia si chiudeva causa Covid. Tre anni fa in un’atmosfera buia e surreale iniziò la nostra strana avventura.
Come volontaria del Nucleo Operativo di Protezione Civile Logistica dei Trapianti (associazione di volontariato operante al livello internazionale nella logistica dei trapianti salvavita) risposi per la prima volta a una chiamata della sala operativa.
L’Italia da un giorno si era chiusa in casa dopo che in un annuncio a reti unificate, l’allora Primo Ministro Giuseppe Conte disse che l’unica arma per difendersi dal virus sconosciuto verso cui non esisteva difesa e che stava iniziando a mietere vittime non solo a Codogno, era chiudersi in casa.

Era fatto divieto a tutti di uscire se non per fare la spesa necessaria alla sopravvivenza e in modalità contingentata. Si scoprono gli anglicismi lockdown e smart working e per vincere la paura di giorni lunghissimi relegati in casa all’ora dell’aperitivo di usciva sulle terrazze cantando l’inno nazionale.

Pare una vita fa e invece sono passati solo tre anni. Lasciando da parte tutto quello che è successo, le polemiche del prima e del dopo, le inchieste di questi giorni voglio solo ricordare a quei giorni sospesi e strani di tre anni fa.

Tutti a casa ma c’era però la medicina d’urgenza che non poteva aspettare i comodi di un virus sconosciuto. C’erano tanti malati in attesa nei letti d’ospedale che aspettavano la “vita” in arrivo da qualche donatore che si trovava anch’essa sospesa e bloccata fra frontiere chiuse e aeroporti mezzi chiusi.

“Dovete fare l’impossibile!”. Disse così al telefono la direttrice dell’istituto italiano che gestisce il trasporto di midollo osseo per trapianti a Massimo Pieraccini il presidente dell’associazione non a caso nominato dal Presidente Mattarella Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana per meriti civili.

E ci abbiamo fin da subito provato. Fui la prima ad avventurarmi sulle autostrade deserte della pandemia attraversando l’Italia fino a Fiumicino dove nell’area neutra dell’aeroporto presi in consegna con un collega due preziosi contenitori salvavita destinati ad un ammalato di Bologna e uno di Udine che mi consegnarono due colleghi tedeschi che non varcavano il nostro suolo per non essere poi costretti alla quarantena.

Se penso a quella missione mi vengono i brividi. Mi pare di vivere come in un film d’avventura qualcosa vissuto da altri in un’altra era. Erano solo tre anni fa.

Quella missione non rimase sola. Ogni giorno alcuni di noi volontari sfidavamo il Covid e portavamo la vita dov’era necessario vivendo situazioni inimmaginabili: Frontiere chiuse da aprire, notti passate prigionieri in aeroporto etc…. Tutte cose che oggi potrete trovare qui. in questo libro che ci racconta.

Moltissimi gli incarichi di trasportare il midollo osseo in arrivo da ogni parte del mondo a Roma Fiumicino che ci furono affidati.
Fiumicino unico aeroporto italiano ad essere funzionante in periodo di pandemia era per noi il punto di partenza verso tutti gli ospedali d’Italia in cui un ammalato aspettava quel midollo per avere, attraverso il trapianto, la sua opportunità di sopravvivenza.

Il nostro piccolo libro si intitola “vite per la VITA anche in pandemia” sottotitolo “i volontari del Nucleo Operativo di Protezione Civile raccontano” un sequel del nostro primo “vite per la VITA”.

Il titolo vuol rappresentare l’impegno e la dedizione delle “vite” dei volontari al fine di prodigarsi per la salvezza della VITA di ognuno degli ammalati che ci viene affidata.

Narra delle esperienze dei volontari dell’associazione raccontate da ognuno loro e raccolte da Nadia Fondelli con la supervisione di Massimo Pieraccini, fondatore ed attuale Presidente dell’associazione che ha narrato anche se stesso.

Il libro si arricchisce della straordinaria copertina donata da Elisabetta Rogai che in un suo dipinto realizzato con il vino rappresenta con l’angelo l’allegoria dei volontari.

Nel pieno dell’emergenza quest’eccellenza del volontariato fiorentino capitanata da Massimo Pieraccini Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana per meriti civili, non solo non si è fermata ma anzi ha aumentato i suoi sforzi portando in piena pandemia il midollo osseo salvavita non solo a 5 pazienti ricoverati a Firenze (due al Meyer e tre a Careggi).

Le missioni dei volontari del Nopc da quando è esplosa la pandemia sono aumentate perché i colleghi di altre nazioni a seguito delle leggi dei loro paesi non entravano sul suolo italiano.

In questi due mesi di emergenza sono stati portati a termine con successo dai volontari del Nopc oltre 60 viaggi per circa 80.000 km. sempre ritirando dall’unico hub italiano aperto a Fiumicino con destinazioni a tutto il nord Italia: Trieste, Udine, Venezia, Verona, Bolzano, Brescia, Piacenza, Milano, Firenze, Pisa, Siena, Bologna, Pavia, Cuneo, Torino, Alessandria, Napoli e Cagliari dove hanno ottenuto il permesso per entrare sull’isola in solo mezz’ora grazie alla disponibilità della Protezione Civile della Sardegna.

Durante l’emergenza causata dalla pandemia racconta Pieraccini “le nostre attività se da una parte sono rallentate per ovvi motivi a livello internazionale sono aumentate a livello nazionale a causa della chiusura delle frontiere che ci ha costretto a fare “da staffetta” per permettere alle donazioni che arrivavano dall’estero di raggiungere l’ospedale di destinazione in Italia.

É stato necessario infatti continuare a garantire quelle attività di medicina d’urgenza salvavita che sono il nostro quotidiano. Difficile garantire la “normalità” alla sanità d’emergenza quando nei primi giorni di restrizioni siamo riusciti a far rientrare in Italia due volontari (uno dalla Turchia e uno dagli Stati Uniti) e completato nonostante il blocco alle frontiere missioni internazionali a Ulm e Francoforte (Germania) e ad Helsinki dove il nostro corriere è rimasto per 72 ore chiuso negli aeroporti senza mangiare, bere e dormire.

Del tutto eccezionale anche la missione transfrontaliera via terra resasi necessaria per salvare la vita a un paziente ricoverato ad Alessandria che doveva ricevere le cellule da un familiare residente in Austria operazione impossibile con le frontiere che con quel paese erano chiuse. Ma i corrieri del Nucleo, grazie alla collaborazione con la Polizia di frontiera italiana di Tarvisio, sono riusciti a ritirare le cellule provenienti dall’Austria ritirando il prodotto nella “terra di nessuno” della frontiera chiusa di Coccau (Tarvisio) dal collega tedesco”.

Sono state settimane di “straordinari” per gli uomini e le donne del Nucleo Operativo di Protezione Civile Logistica dei Trapianti nonostante i voli cancellati e le frontiere chiuse.Riceviamo tanta gratitudine da parte dei medici e dall’intera rete del sistema trapianti in questo difficile momento afferma Pieraccinie sappiamo che anche se non possono dimostrarcela la riceviamo anche da chi quel Dono lo aspettava con ansia. Noi immaginiamo sempre la loro faccia, ora più che mai, quando il medico entra nella loro stanza e gli dice sono arrivati. Abbiamo deciso di andare avanti nonostante tutto perché c’è chi non può aspettare”.

Storie che parlano di esperienze a Los Angeles, Singapore, Lisbona, Colonia, Helsinki, Valico di Coccau, San Giovanni Rotondo solo per citarne alcune. Storie che raccontano di noi, uomini e donne normali che credono nel paradigma del fare.

Fonte e foto:  Biblioteca delle Oblate

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